Chi vive in affitto deve versare la Tari?
Il regolamento che disciplina la Tari indica come soggetto obbligato al pagamento chi occupa o detiene l’immobile, indipendentemente dal fatto che sia proprietario o affittuario. Nel dettaglio:
Contratti di locazione superiori a 6 mesi: la tassa è a carico dell’inquilino, che deve anche presentare la dichiarazione Tari al Comune per comunicare l’inizio dell’occupazione.
Affitti brevi (meno di 6 mesi): la Tari rimane a carico del proprietario, poiché l’utilizzo dell’immobile è occasionale o turistico.
Clausole contrattuali: è sempre utile inserire nel contratto una voce che richiami la legge e indichi chiaramente chi deve pagare la Tari, anche se per legge la responsabilità dell’imposta non può essere modificata dagli accordi privati.

Cosa accade se è il proprietario a pagare la Tari?
Se il proprietario salda la Tari al posto dell’inquilino, sta effettuando un pagamento in sostituzione, perché per la legge il soggetto passivo resta sempre chi occupa l’immobile (quando il contratto supera i sei mesi).
Per il Comune il riferimento rimane l’inquilino, al quale vengono indirizzati avvisi e comunicazioni.
Se il locatore anticipa la somma, ha pieno diritto di:
chiedere il rimborso al conduttore;
trattenere l’importo dal deposito cauzionale se l’inquilino non restituisce quanto dovuto.
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L’inquilino senza residenza è comunque tenuto a pagare?
Sì. La residenza non è un requisito per l’applicazione della Tari: ciò che conta è l’occupazione dell’immobile per più di sei mesi.
L’affittuario deve quindi presentare la denuncia di inizio occupazione entro 90 giorni, comunicando al Comune la data di ingresso.
In caso di mancata dichiarazione, possono scattare sanzioni e il recupero degli importi arretrati.
Box e negozi in locazione: chi deve pagare?
Lo stesso principio vale per garage, cantine e depositi: se il contratto supera i sei mesi, la Tari è dovuta da chi utilizza realmente il locale.
Il tributo è obbligatorio anche se il locale produce pochi rifiuti, salvo riuscire a dimostrare che non vi sia alcuna produzione.
La regola si applica anche agli immobili commerciali, come negozi e laboratori: l’onere spetta al conduttore, essendo lui il soggetto che utilizza e produce i rifiuti nello spazio.
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Come si calcola la Tari: conta anche il numero degli occupanti
Per le utenze domestiche, la Tari viene determinata sulla base di due elementi:
Quota fissa: calcolata sui metri quadrati dell’immobile (superficie calpestabile), escludendo balconi, giardini e terrazzi.
Quota variabile: basata sul numero delle persone che vivono nell’abitazione.
È importante comunicare al Comune:
il numero esatto degli occupanti nella denuncia iniziale;
eventuali variazioni (nuovi arrivi, trasferimenti, nascite, decessi), presentando una nuova dichiarazione.
Cosa succede se non si paga la Tari? Quando non è dovuta?
La responsabilità dell’omissione ricade sull’inquilino, che potrebbe incorrere in:
sanzioni amministrative, dal 100% al 200% dell’imposta non dichiarata (minimo 50 €);
avviso di accertamento, tramite il quale il Comune richiede il pagamento con aggiunta di sanzioni e interessi;
riscossione forzata, che può comportare pignoramenti, fermi amministrativi o iscrizione ipotecaria.
L’esenzione dal pagamento è possibile solo in casi particolari, definiti dai regolamenti comunali. Tra i più comuni:
Immobile inagibile o inutilizzabile: è necessario dimostrare che non possa produrre rifiuti; la semplice non occupazione non basta.
Locali non idonei alla produzione di rifiuti: come aree scoperte, balconi o terrazze.
Situazioni economiche difficili: molti Comuni prevedono agevolazioni o esenzioni totali per nuclei con ISEE basso (spesso sotto i 9.530 euro).
Esenzioni per età: in alcune città sono previste riduzioni per persone anziane con ISEE molto ridotto.
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