Affitto troppo alto? Ecco come chiedere (e registrare) una riduzione del canone.

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Ultimo aggiornamento: 12/05/2025
Tempo di lettura: 4 minuti

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Riduzione del canone di affitto: come richiederla e come registrarla.

In un rapporto tra locatore e conduttore può capitare che quest’ultimo, per motivi di varia natura, si trovi nella condizione di dover chiedere una riduzione dell’affitto. Una perdita del lavoro, un’improvvisa diminuzione del reddito o problemi legati all’abitazione possono portare l’inquilino a riconsiderare gli impegni economici presi al momento della firma del contratto.

Ma cosa dice la legge a proposito? E, soprattutto, come si formalizza una riduzione che sia valida e registrata correttamente? Vediamo insieme come richiedere la riduzione del canone di affitto, come procedere e cosa sapere a proposito.

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Quando si può chiedere una riduzione dell’affitto?

In un rapporto di locazione, nulla è davvero immutabile. Se le circostanze cambiano, inquilino e proprietario possono decidere di modificare l’importo del canone di affitto. La chiave, però, è l’accordo: nessuna delle due parti può imporre unilateralmente una variazione. Si applica infatti il principio sancito dall’articolo 1373 del Codice Civile, secondo cui ogni contratto deve essere rispettato fino a diversa intesa tra i contraenti.

Le motivazioni per chiedere un abbassamento del canone possono essere diverse, ma devono sempre poggiare su elementi concreti. Una situazione tipica è la perdita del lavoro o una sensibile riduzione del reddito, che impedisce all’inquilino di mantenere l’impegno economico inizialmente sottoscritto. In questi casi, si può avanzare la richiesta di revisione del canone, anche se il proprietario non è obbligato ad accettarla.

Cambia invece lo scenario se l’immobile presenta difetti sopraggiunti dopo la firma del contratto: infiltrazioni, guasti strutturali o altri vizi nascosti. Se questi problemi compromettono seriamente il godimento dell’appartamento, il locatore è tenuto per legge ad accettare una riduzione del canone.

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Leggi anche Disdetta del contratto di affitto: come scriverla, modello facsimile.

Cosa succede se il proprietario dice no?

Se il locatore rifiuta la proposta di riduzione del canone in un momento di difficoltà economica del conduttore, e non si raggiunge un nuovo accordo, le conseguenze possono essere a sfavore di quest'ultimo. L’inquilino che non riesce più a pagare puntualmente rischia lo sfratto per morosità, che può scattare dopo 20 giorni di ritardo nel pagamento.

A tal proposito l’inquilino può anche decidere di lasciare l'immobile prima della scadenza naturale del contratto. Questo è possibile invocando il diritto di recesso per giusta causa che comprende condizioni ben precise; vediamole in dettaglio:

L’evento che causa l’impossibilità a proseguire il contratto deve essere successivo alla firma;

  • L’evento che causa l’impossibilità a proseguire il contratto deve essere successivo alla firma;
  • Non deve dipendere dalla volontà dell’inquilino;
  • Deve rendere oggettivamente impossibile la permanenza nell’abitazione.

Esempi comuni includono il licenziamento o la drastica riduzione dei guadagni. Attenzione, però: per recedere bisogna fornire un preavviso di sei mesi, durante i quali il canone va comunque pagato.

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Riduzione del canone: deve essere comunicata all’Agenzia delle Entrate? Come procedere.

Una volta raggiunto l’accordo, bisogna formalizzare tutto con la registrazione presso l’Agenzia delle Entrate. La procedura si effettua tramite il Modello RLI, disponibile online. Questo modulo consente di comunicare ogni modifica al contratto di locazione, inclusa la rinegoziazione dell'importo.

Alla richiesta va allegata una scrittura privata in cui si specifica l’intesa tra le parti. Non sono previsti costi aggiuntivi: in caso di riduzione del canone, non è dovuta né l’imposta di registro né quella di bollo.

La comunicazione può essere inviata in via telematica entro un anno dalla data dell’accordo. Superato questo termine, bisogna recarsi direttamente presso gli uffici dell’Agenzia. Il modo più rapido resta l'invio online tramite il servizio RLI web, accessibile con SPID, CIE o CNS.

Durante la compilazione bisogna inserire:

  • Dati del contratto originale;
  • Data di inizio e fine della rinegoziazione;
  • Nuovo importo del canone;
  • Regime fiscale (es. cedolare secca).

La sezione specifica da completare nel Modello RLI si chiama “Registrazione - Rinegoziazione canone”. È importante avere sotto mano tutti i dati del contratto per evitare errori nella trasmissione.

Ridurre l’affitto è possibile, ma richiede consapevolezza e collaborazione. Serve un accordo formale, una giusta causa o vizi reali dell’immobile per procedere in sicurezza. E non dimenticare: se l’accordo viene raggiunto, va registrato con cura per essere valido legalmente.

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